Storia del movimento in fotografia.

Metropolitana a Milano (Giovanni Ziliani)

La fotografia in movimento ha origine dagli studi sperimentali di Muybridge di fine ‘800. Eadweard Muybridge infatti dimostrò scientificamente che è possibile percepire il dinamismo di un soggetto tramite una serie di fotografie viste in sequenza.

Muybridge

Chi però riuscì a catturare e riprodurre il movimento di un soggetto in un’unica immagine e non in una sequenza di fotografie fu il medico fisiologo francese Étienne-Jules Marey che inventò la cronofotografia.

Marey

Marey infatti nel 1883 registrò su un’unica lastra un’intera sequenza di scatti che i matematici definirebbero “discreta”. Il movimento infatti viene percepito dalla visione complessiva di una serie di immagini puntuali dello stesso soggetto impresse su un unico supporto.

Il primo a catturare in un solo scatto fotografico la continuità del movimento fu Anton Giulio Bragaglia con suo fratello Arturo nel 1911. Le foto mosse dei Bragaglia non erano solo una documentazione tecnica del movimento ma avevano una forte valenza creativa.

Nel suo saggio Fotodinamismo futurista del 1913 Anton Giulio Bragaglia sosteneva il valore artistico della Fotografia movimentista per la sua qualità di “ricordo della sensazione dinamica di un movimento”.

Bragaglia

La Fotografia movimentista diede molti contributi allo sviluppo delle avanguardie artistiche del Novecento influenzando movimenti come il Futurismo e artisti come Marcel Duchamp.

Nella seconda parte del ‘900 la fotografia è diventata a pieno titolo arte figurativa praticata da importanti maestri fotografi e da fotografi amatoriali che si sono cimentati nella fotografia mossa creativa.

Con l’avvento della digitalizzazione, che consente di scattare molte foto a costi bassi e di vedere immediatamente il risultato ottenuto, si è diffusa anche tra il pubblico la sperimentazione del mosso creativo. La foto mossa non è solo un errore, può essere anche un’opera d’arte.

La foto del movimento conserva ancora oggi, nel XXI secolo, l’interesse insieme di trasfigurazione artistica e di documentazione della realtà. Un unico scatto fotografico può conferire quindi dignità di arte contemporanea ad una semplice fotografia mossa. In questo caso sarebbe meglio chiamarla Fotogafia movimentista.

La progettualità tecnica è necessaria per ottenere foto mosse creative, ma non è sufficiente per conferire loro valore artistico; serve anche la fantasia e l’intuizione del fotografo movimentista.

E’ l’intensità di interpretazione personale che dà significato al movimento di un gesto o mette in risalto un soggetto all’interno di un’intera inquadratura.

Se la trasformazione della realtà di una foto mossa riesce a trasmettere emozioni a chi la osserva allora siamo in presenza di una foto mossa artistica, ovvero un mosso creativo e artistico.

Così entriamo con la fotografia movimentista nel mondo dell’arte.

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