Foto-Terapia

Quando le parole non bastano per descrivere un vissuto o un’emozione, entra in scena la Fotografia, uno strumento artistico potente dal punto di vista emotivo e comunicativo, che si è evoluto negli ultimi decenni come tecnica di arte-terapia.

Il padre della fotografia psichiatrica  fu il Dr. Hugh Welch Diamond, dirigente dell’asilo psichiatrico femminile della contea di Surrey. Egli iniziò ad usare questo strumento come mezzo di cura e testimonianza del progresso dei propri pazienti, riconoscendo il potenziale ruolo facilitatore della fotografia nel loro processo di cura.

Ma è stato solamente negli anni Settanta del Novecento che è avvenuto il riconoscimento ufficiale del potere terapeutico della fotografia grazie all’articolo di Judy Weiser (1975) sulla “Foto-Terapia”, ovvero sull’utilizzo della fotografia all’interno del processo psicoterapeutico come mezzo per esplorare se stessi e fare emergere contenuti non verbali, soprattutto con quei pazienti che avevano difficoltà a far emergere la loro parte emotiva strettamente collegata a vissuti del passato di cui non ne avevano consapevolezza.

La forza catalizzatrice dell’immagine fotografica è data dalla sua efficacia nel rievocare e nel far emergere emozioni e vissuti del paziente.

L’immagine fotografica è uno stimolo di partenza per analizzare i disagi insiti nell’uomo ed è in grado di impregnarsi emotivamente dei vissuti del paziente. Una fotografia non è solo una stampa, ma racchiude un’immagine che, per chi l’osserva, può prendere vita potentemente. 

La fotografia in psicoterapia, è dunque uno strumento funzionale che può risultare estremamente utile nella cura terapeutica del disagio psicologico in quanto permette al paziente di effettuare un’ approfondita indagine interiore. 

L’immagine fotografica ha la capacità di  guidare il paziente verso l’accettazione di situazioni difficili e sentimenti spesso insostenibili.

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