Fotografia: specchio dell’anima o finestra sul mondo

La pratica fotografica è caratterizzata da un legame contraddittorio con il mondo artistico: da una parte essa è vista come la naturale prosecuzione della tecnica pittorica proprio in virtù dell’utilizzo dei medesimi procedimenti figurativi e stereotipi visivi, mantenuti e riproposti all’interno nel mezzo fotografico, dall’altra però non è ritenuta degna di esser definita arte, a causa della necessaria presenza di un dispositivo tecnico che svolge un ruolo di mediazione tra la realtà da riprodurre e la persona che si pone dietro l’obiettivo per catturarla una volta per tutte. 

   L’utilizzo di tale dispositivo innanzitutto induce l’opinione pubblica a considerare la fotografia un prodotto artigianale, che nulla ha a che fare con il genio artistico, in secondo luogo sminuisce la posizione del fotografo, il quale viene visto come un semplice funzionario subordinato alle regole imposte dall’apparecchio stesso e non come colui che con la sua creatività produce le immagini fotografiche. 

In realtà le cose non stanno proprio così: la fotografia infatti solo in apparenza descrive il mondo in maniera neutrale, esattamente come esso si presenta, ma se si scava un po’ più a fondo ci si può rendere conto che essa, in quanto segno complesso, fornisce una rappresentazione alterata della realtà tanto quanto la pittura.

Quindi la fotografia è manipolazione prima di tutto perché la sua rappresentazione del mondo è sempre parziale, limitata, soggettiva, in quanto espressione del punto di vista del fotografo sul mondo, in secondo luogo perché frequentemente viene attuata la pratica della manipolazione a posteriori delle immagini, ovvero il fotografo o chi per esso, prima di diffondere lo scatto che ha realizzato, decide di apporvi modifiche di vario genere per raggiungere il risultato che non era riuscito ad ottenere in precedenza. Infine non va dimenticato il fruitore dell’immagine, colui che recepisce fotografie realizzate da altri, il quale a sua volta carica l’oggetto della sua visione della sua cultura personale e della sua specifica concezione della realtà, sovrapponendo al messaggio veicolato dal fotografo, il valore semantico da lui attribuito all’immagine fotografica.

Perciò, sostiene il giornalista Michele Smargiassi, la fotografia è portatrice di frammenti di verità, poiché attraverso i suoi contenuti è possibile ottenere informazioni su determinati aspetti, particolari del mondo circostante. 

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