L’Autoritratto

L’autoritratto come affermazione dell’io

Faccia a faccia con se stessi si scoprono universi inesplorati. In arte e in fotografia esistono molti esempi di artisti che si sono ritratti con l’inconscio desiderio di comprendere meglio se stessi. Per questo l’autoritratto ha a che fare con la consapevolezza del sè. Perché è un modo nuovo, creativo, di vedersi, specchiarsi e comprendersi. E’ la rappresentazione che diamo di noi stessi al mondo, un mezzo attraverso il quale si dà un volto all’identità personale.

L’autoritratto in pittura e in fotografia

Nel corso della storia molti pittori e fotografi si sono cimentati nell’autoritratto mentre critici e studiosi (oltre che gli stessi artisti) ne hanno dato una definizione ed una motivazione. 

Storicamente, l’autoritratto (soprattutto nei dipinti) è sempre stato concepito come rappresentazione delle emozioni, come esteriorizzazione dei sentimenti intimi e come una profonda autoanalisi e auto contemplazione che avrebbe il potere di conferire una sorta d’immortalità all’artista.

Quando osserviamo un autoritratto fotografico, vediamo piuttosto una dimostrazione di amore del Sé. Chiunque possieda una macchina fotografica, a prescindere che sia un artista o meno, ha l’impulso di puntarla su se stesso e i fotografi o gli artisti che non hanno mai ritratto se stessi sono una rarità”. In effetti, è proprio così! E, se a partire dal Medioevo rinveniamo i primi autoritratti pittorici (in cui sono messi in evidenza anche gli strumenti di lavoro di colui che era ancora considerato un artigiano), sarà nel Rinascimento che questi vedranno la loro esplosione ed affermazione, con un significato ed una funzione differenti. E’ in questo momento che s’incomincia a parlare di artista come figura padrona di creatività, con una precisa posizione culturale e sociale. In fotografia da subito si hanno i primi autoritratti con  il dagherrotipo di Robert Cornelius  nell’ottobre 1839.

Significato e funzione cambiano nel corso delle epoche passando dalla sola rappresentazione dell’artista (o meglio artigiano) affermato o che si sta affermando, alla sua elevazione come artista, alla denuncia, all’introspezione e all’autoanalisi con le angosce, le paure e la descrizione dell’immagine di Sè. Questo cambiamento è dovuto alla nascita della psicoanalisi, nei primi del ‘900, che aiuta nella lettura più profonda delle opere d’arte ed anche dal fatto che gli artisti, ancora una volta, cambiano ruolo ed atteggiamento, e da professionisti di spessore culturale riconosciuti socialmente ed economicamente, diventano, sempre più spesso, personalità isolate che vivono male con se stessi e con il loro tempo. E così l’autoritrarsi diventa (per molti) profondo e drammatico. Di contro ci sono anche ritratti ironici o dove il concetto di “bello” ha il suo significato. Dalla predilezione per la rappresentazione del volto (che comprende lo sguardo e l’espressione) si arriva all’interesse per interezza del corpo, a volte reale, immaginario, idealizzato, spesso disarmonico, talvolta sensuale, andando alla ricerca di un’interiorità che diventa ancora più profonda e completa, analizzando non solo la connotazione fisica dell’autore ma anche la sua identità attraverso la rappresentazione di carattere, pensieri, emozioni, sogni, angosce, ansie, tormenti. Si fanno strada gli autoritratti concettuali, nei quali la fisionomia viene celata, mascherata o risulta assente (parzialmente o totalmente), per dare spazio ad altro, ma anche situazioni complesse ed interessanti con sdoppiamenti e riflessi. Tutti atteggiamenti che posso diventare e che spesso sono specchio della vita, della società e del tempo. Lo scopo è quello di comprendersi e farsi comprendere, esorcizzare ma anche lasciare una traccia, lasciare una memoria (una sorta d’illusione di immortalità… a volte si usa la parola “immortalare” o “farsi immortalare”… tale modo di dire deriva proprio da questo concetto). Attraverso e per mezzo dell’autoritratto ci si pongono domande, si cercano risposte, ci si pone difronte a noi stessi (ma anche difronte agli altri, che possono esserci di aiuto nella comprensione), ci si conosce e ci si fa conoscere. Molto spesso è difficile ritrovarsi e piacersi perché l’immagine che ci siamo fatti non coincide con quella reale. Ed è soprattutto con la fotografia che si ottiene questo problema d’identificazione. Davanti ad uno specchio, un riflesso, una nostra fotografia, che evidenziano un primo piano o la figura intera, ognuna di queste situazioni ci svela e ci rivela qualcosa di noi: una deformazione, una smorfia, una specifica postura, un atteggiamento… a volte rimaniamo stupiti, increduli, altre volte invece ci riconosciamo perfettamente.

L’autoritratto fotografico è quindi per me un momento di ricerca, di comprensione e di esternazione di una sensazione, di un problema che mi turba.

La fotografia mi permette di trasformare i miei timori, le sensazioni in immagine, mi svuota la testa e mi rende leggera. Trovarsi davanti all’obbiettivo da soli può essere terrificante, ma aumenta la vulnerabilità e permette un’auto-analisi delle nostre emozioni più profonde.

Il processo di creazione è importante, nasce tutto con la visualizzazione del problema, con il prendere coscienza di ciò che non va. Alcune volte faccio degli schizzi, altre volte mi lascio guidare dalle sensazioni, altre ancora ho scritto delle parole, delle frasi di canzoni . Si tratta di un modo di trasformare il dolore, di qualsiasi tipo, fisico o mentale, in arte e quindi in bellezza. E’ il mio modo di rendere positivo un’esperienza negativa.

C’è una grande differenza tra “selfie” ed “autoritratto fotografico“, nell’autoritratto non è importante la forma esterna, ma si tratta di un’immagine privata, di un dialogo con se stessi, guidato dalla creatività e dalla sensibilità dell’autore.

Il selfie la cosa importante è mostrare e mostrarsi agli altri per creare un alone di interesse per se stessi.

L’autoritratto in fotografia nasce come forma artistica…un desiderio di rappresentare uno stato emotivo, psicologico, concettuale dell’autore  non possiamo definire un autoritratto (a livello concettuale) una fotografia di se stessi con la macchina fotografica in mano o vicino, diciamo che quella più che altro un autoscatto più che un autoritratto.

Quindi in fotografia possiamo dire che un autoscatto è molto simile a un odierno selfie, mentre lasciamo il termine autoritratto a qualcosa di più pensato, a qualcosa molto vicino all’arte fotografica.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *