L’eroismo della visione

Inverno nella Quinta Avenue. (Foto di A.Stieglitz)

Ciò che induce la gente a fotografare è aver trovato qualcosa di bello.

Liberati dalla necessità di dover fare scelte limitate sulle immagini da rappresentare come erano obbligati i pittori, grazie alla rapidità con cui le macchine registravano qualsiasi cosa i fotografi fecero del vedere un’arma con cui conciliare le esigenze di verità e di trovare il bello del mondo.

Dopo essere stata un tempo oggetto di meraviglia per la sua capacita’ di riprodurre fedelmente la realta’ e di disprezzo per la sua volgare precisione, la macchina fotografica ha finito per far aumentare in misura straordinaria il valore delle apparenze.

I primi fotografi parlavano come se la macchina fotografica fosse solo una copiatrice.

Nel suo libro di fotografie “The pencil  of nature” Talbot, racconta come l’ idea di fotografare gli era venuta mentre faceva schizzi della natura nei pressi del lago di Como.

Disegnando con l’ aiuto di una camera obscura, apparecchio che proiettava le immagini ma senza fissarle, fu indotto a riflettere su come trovare il modo di fissare tali immagini in maniera duratura.

La macchina fotografica si proponeva a Talbot come una forma di notazione, la cui attrattiva era appunto l’impersonalità, in quanto registrava un’ immagine naturale senza l’intervento dell’aiuto dell’artista.

Si riteneva che i fotografo fosse un’ osservatore accurato ma imparziale.

Questo pensiero trovò ben presto contrasti, in quanto ci rese conto che nessuno fotografava nello stesso modo una stessa cosa, dando quindi una diversa valutazione de mondo.

Divenne chiaro che non si trattava di una semplice attività del “ vedere” ma di una era e propria “visione fotografica”.

Ecco che nasce “l’Eroismo della visione”, aprendo una nuova forma di libera attività dando modo a ciascuno di manifestare la propria sensibilità personale.

A.Stieglitz racconta di esser stato tre ore sotto una bufera di neve a New York per aspettare il momento adatto a fare la sua famosa foto “Inverno nella Quinta Avenue”

Il momento adatto era quello in cui si potevano vedere le cose in maniera nuova, e questo divenne il simbolo distintivo del fotografo nell’immaginario popolare.

Si cercavano inquadrature particolari che all’ occhio umano potevano sfuggire, isolando addirittura l’ oggetto dal suo contesto rendendolo astratto.

Paul Strand passo a fare primi piani di forma di macchine,della natura, o di nudi.

La pittura non aveva mai permesso di rivelare così spudoratamente la bellezza del mondo.

Questa visione fu rappresentata in maggior parte da P.Strand, E.Weston e Minor White.

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